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Percorso artistico![]() Giovanni Velluti foto di Massimo Quattrucci Giovanni Velluti si presenta sul palcoscenico pianistico internazionale in modo inusuale: rivendicando il suo ruolo di artista-musicista. In un contesto in cui molta parte degli strumentisti si comporta in modo professionale, standardizzato, Velluti dà priorità all'esigenza di libertà creativa. Libertà che significa uscire se necessario (ma non come mero atteggiamento esteriore), dagli schemi, dai binari della cosiddetta "carriera". Binari che spesso si rivelano una macchina stritolatrice per la sensibilità di molti. Di qui un "cursus" strumentale fuori dai canoni, un percorso ricco di
quell'inquietudine propria della ricerca artistica.
![]() Katia Ricciarelli e Giovanni Velluti ![]() Michele Placido e Giovanni Velluti Dopo un periodo di riflessione l'impegno liederistico col basso Carlo Lepore amico ormai affermato poi la lirica con Katia Ricciarelli che dopo averlo avuto al suo fianco come sostituto di V. Scalera in una tourneé che tocca i grandi templi della lirica (Verdi di Padova, Rossetti di Trieste, Regio di Parma, Svizzera, ecc.) lo vuole sempre più spesso come accompagnatore di riferimento in Italia e nel mondo. Il sodalizio artistico con Katia gli apre le porte della grande lirica: collabora con molti altri cantanti tra cui Barcellona, Bocelli, Canzian, Johansson, Prestia, Rinaldi, Salvadori, ecc. e realizza anche dei recital di melologo con Michele Placido e Piera Degli Esposti arricchendosi di grande esperienza concertistica ed artistica. ![]() Rodolfo Caporali e Giovanni Velluti Il suo scopo originario è comunque il solismo, e su questo percorso avviene il decisivo incontro con Rodolfo Caporali. Il grande concertista e didatta creatore di una scuola che annovera molti e diversificati talenti (Roberto Cappello, Alessandro De Luca, Boris Porena, Cristiano Grifone, Sergio Cafaro ecc.). Soprattutto oggi, nella musica è importante il concetto di stile: tutti suonano tutte le note, tutti usano l'edizione urtext, tutti hanno una buona tecnica ma sempre meno sono coloro che ricreano veramente l'atmosfera voluta dal compositore, particolarmente per quegli autori che appartengono all'800 (da Beethoven a Scriabin per capirci, con il fulcro in Chopin Schumann, Mendelssohn e Liszt). Per questo motivo sempre più ascoltatori sono attratti dalle incisioni di 50-100 anni fa. Oggi manca quella poesia, e ciò dipende dalla non conoscenza dello "stile" di ogni compositore. Per capire il concetto si pensi a quanto è chiaro che chi suona Mozart col tocco e i rubati di Rachmaninov è "fuori stile". La difficoltà di imparare lo "stile" sta nell'impossibilità di un studio mentale, intellettuale: non esistono né possono esistere manuali, è il risultato dell'affinamento della propria sensibilità, del proprio gusto. Insomma, si può solo apprendere per "affiancamento", con una frequentazione "a bottega", e questo rimanda ad una visione dell'arte più artigianale, più legata a talenti che hanno bisogno di tempo per svilupparsi, una visione che non vuole sacrificarsi oltre un certo limite a vincoli predeterminati. |





