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“Dopo essersi affermato con una brillante carriera di pianista da camera suonando nelle sale di tutto il mondo al fianco di Andrea Bocelli, Gianfranco Cecchele, Kristian Johansson, Daniela Barcellona, Carlo Lepore, Giacomo Prestia, Gianluca Terranova, Giovanni Velluti ha intrapreso con crescente successo l’attività di solista.” (La Stampa – agosto 2002)

Percorso Aritistico

Aldo Mantia

Giovanni Velluti si presenta sul palcoscenico pianistico internazionale in modo inusuale: rivendicando il suo ruolo di artista-musicista. In un contesto in cui molta parte degli strumentisti si comporta in modo professionale, standardizzato, Velluti dà priorità all’esigenza di libertà creativa. Libertà che significa uscire se necessario (ma non come mero atteggiamento esteriore), dagli schemi, dai binari della cosiddetta “carriera”. Binari che spesso si rivelano una coercizione per la sensibilità di molti. Di qui un “cursus” strumentale fuori dai canoni, un percorso ricco di quell’inquietudine propria della ricerca artistica.
I primi studi giovanili con Aldo Mantia, allievo prediletto di Wladimir de Pachmann, che primo gli instilla l’amore per Chopin e lo introduce, lui che aveva suonato in presenza di Busoni, Rosenthal ecc., all’interpretazione “autentica” dei romantici. Dopo un periodo di riflessione l’impegno liederistico col basso Carlo Lepore, amico ormai affermato, poi la lirica con Katia Ricciarelli che dopo averlo avuto al suo fianco come sostituto di Vincent Scalera in una tourneé che tocca i grandi templi della lirica (Verdi di Padova, Rossetti di Trieste, Regio di Parma, Svizzera, ecc.) lo vuole sempre più spesso come accompagnatore di riferimento in Italia e nel mondo. Il sodalizio artistico con Katia gli apre le porte della grande lirica: collabora con molti altri cantanti tra cui Barcellona, Bocelli, Bordogna, Canzian, Custer, Galli, Johansson, Prestia, Rinaldi, Salvadori, ecc. e realizza anche dei recital di melologo con Michele Placido e Piera Degli Esposti arricchendosi di grande esperienza concertistica ed artistica.

Katia Ricciarelli e Giovanni Velluti

Successivamente avviene il decisivo incontro con Rodolfo Caporali. Il grande concertista e didatta creatore di una scuola che annovera molti e diversificati talenti (Roberto Cappello, Alessandro De Luca, Boris Porena, Cristiano Grifone, Sergio Cafaro ecc.).
 Oggi, nella musica è importante il concetto di stile: tutti suonano tutte le note, tutti usano l’edizione urtext, tutti hanno una buona tecnica ma sempre meno sono coloro che ricreano veramente l’atmosfera voluta dai compositori romantici. Per questo motivo sempre più ascoltatori sono attratti dalle incisioni di 50-100 anni fa.

Michele Placido e Giovanni Velluti

Oggi manca quella poesia, e ciò dipende dalla non conoscenza dello “stile” di ogni compositore, in particolare dei romantici. La difficoltà di imparare lo “stile” sta nell’impossibilità di un studio mentale, intellettuale: non esistono né possono esistere manuali, è il risultato dell’affinamento della propria sensibilità, del proprio gusto. Insomma, si può solo apprendere con una frequentazione “a bottega”, e questo rimanda ad una visione dell’arte più artigianale, più legata a talenti che hanno bisogno di tempo per svilupparsi, una visione che non vuole sacrificarsi oltre un certo limite a vincoli predeterminati.
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2008 THE PIANO OF THE GOLDEN AGE

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